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In un racconto di Ray Bradbury, un uomo veniva arrestato dalla polizia per aver commesso un crimine: stava passeggiando. Non utilizzava l’automobile, e non voleva restare in casa a guardare la televisione. Dopo tre settimane a College Station, Texas, vorrei fare un’interurbana verso il Paradiso e urlare alla cornetta: Ray, quante ne sapevi. Ma quante.

La porzione di strade texane che posso osservare non è stata concepita per i pedoni. Il mio motel si affaccia su una strada a sei corsie (Superstrada? Uberstrada? Boh), lunga all’incirca una quarantina di chilometri. Ai due lati, una città di 80mila abitanti – College Station, per l’appunto. Ed un unico, appiedato fessacchiotto: io. Uscendo dalla mia stanza (che dà direttamente sulla strada) posso guardarmi intorno. Alla mia sinistra, un McDonalds, il Kroger (ipermercato, o mall che dir si voglia), una palestra e in lontananza un KFC. Alla mia destra, un DQ (il McDonald’s dei poveri), un Jimmy Johnson (il paninaro locale), il gift shop della University of Texas. In lontananza, un Chase (meglio noto come “banca-di-merda-che-hai-rifiutato-la-mia-carta-di-credito-Dio ti strafulmini”). Non mi  limito a guardare:  faccio lunghe marce, in una direzione e nell’altra. Camminando su questa strada, qui a Qualcheparte, USA, si ha il tempo di apprezzare il vero significato della parola “ripetizione”.

Dopo il Mac e il KFC, ci sono una palestra e un mall. Dopo la palestra e il mall, ci sono il Burger King e la banca. Dopo la banca, c’è un altro Mac. Poi, un KFC.

Si ha l’impressione di camminare sempre accanto agli stessi edifici, come se una mano invisibile (e stronza, molto stronza) sradicasse da terra quelli che ci siamo lasciati alle spalle, per riproporceli di nuovo un chilometro più avanti. In tutto questo, l’occasionale apparizione di una stazione di rifornimento o di un altro motel vengono accolti con sommo giubilo.  Persone che stazionano all’esterno di edifici. Persone che camminano sul marciapiede. Normalmente, il marciapiede è roba mia. Mi capita di camminare anche venti, venticinque minuti senza incontrare nessun fratello appiedato.  Automobili a profusione: pickup, jeep, camion normale, furgone, mostruoso semiarticolato con grappoli di ruote, Oldsmobile con musica hip hop e truzzo latinoamericano incorporato. Si va al fast food in auto, si ordina da mangiare in auto, si consuma in auto. Si può prelevare direttamente in auto, dai bancomat appositi, che hanno adottato la stessa tecnica delle ordinazioni “on the road” di zio Ronald e compagnia. Il benzinaio è aperto 24 ore su 24, sicchè c’è sempre qualcuno pronto a farti il pieno: non devi nemmeno scendere. Un bar? Una discoteca? Un onestissimo, inglesissimo (si fa per dire) pub? Non pervenuti.

Spinto dalla disperazione, scopro dove sia la zona dei locali, anche detta il Grande Abbeveratoio (più amichevolmente, il Bordello Universitario). Dista esattamente 7.2 chilometri dal mio motel. Grazie a Dio, ci sono i taxi. Per motivi che non ricordo (eppure vorrei farmeli tornare in mente, e picchiare il me stesso di due settimane fa), decido di percorrerli a piedi. L’andata è  divertente: dopo un pò il panorama cambia, e i fast food lasciano spazio a gioiose casette a schiera, un solo piano, ognuna munita di cassettina della posta degna dei Peanuts e giardino con annesso fuoristrada. Le adorabili casettine che, a causa di una formazione culturale totalmente errata, non fanno che ricordarmi la Elm Street del primo Nightmare. Ovviamente, anche qui non si vedono bipedi – ma  incontro un paio di gatti. Il bello viene dopo: gli ultimi tre chilometri della marcia puniscono il pedone per i suoi crimini. Via il marciapiede, la strada basta e avanza: mantieniti ai lati della carreggiata e schiva gli autoarticolati. Via i lampioni: la luce lunare è più che sufficiente.. Certo, se il tuo cellulare è munito della funzione “torcia”, male non può farti. Gli ultimi due chilometri si percorrono al buio, in strada. Ai lati, due muraglie parallele di alberi. In lontananza, la luce del Kyle Field, stadio di football e luogo sacro della religione locale. Si intuisce di essere all’arrivo quando appaiono le prime cappelle –  ce ne sono per tutti i gusti: Presbiterian, Baptist, Methodist Church..eccetera – appartenenti al complesso del campus universitario. Si passa  accanto allo stadio (che proietta orgoglioso svariati fasci di luce verso il cielo, ed è un vero spettacolo), e si supera l’ultimo, sterminato, titanico parcheggio. Benvenuti nella terra del sollazzo. Trenta locali in trenta metri quadrati (vogliamo essere generosi? Quaranta? Quarantuno? Chi offre di più?), circondati da chiesette episcopalbattistocattoliche da ogni lato. La parte divertente della serata, tuttavia, non arriva adesso. Il bello comincia quando ci si incammina sulla via del ritorno (sì, anche stavolta si va a piedi, per oscure ragioni), ovviamente ubriachi. E’ bello ciondolare per sette chilometri, ululando (in senso letterale) alla luna. E’ fantastico raggiungere il proprio angolo di mondo a sei corsie, la cara, vecchia  Texas Avenue South. E’ impossibile dimenticare il momento in cui ci si accorge di avere camminato per un ‘ora nella direzione sbagliata, e che ci si trova al civico 749. Il motel è al 2327.

P.S. In Texas, il limite di velocità su strade urbane (come la cara, vecchia eccetera) è 45 miglia orarie.Image

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